Abstract
L’intenzione del presente articolo è di introdurre il lettore ad alcuni aspetti centrali della personalità e dell’opera di Dino Formaggio. La sua formazione nella conosciuta Scuola di Milano lo porta ben presto ad avvicinarsi all’estetica e, in modo particolare, a porre le basi di un’estetica fenomenologica. Tra i vari concetti sviluppati da quest’autore, ce n’è soprattutto uno, quello di «idea di artisticità», che Formaggio introduce nello sforzo costante di poter comprendere come coniugare fenomenologia ed estetica, come cioè applicare il metodo fenomenologico agli orizzonti tradizionali dell’estetica, facendo in ciò agire, se non la lettera filologicamente interpretata, lo spirito del suo maestro, Antonio Banfi. Per altri versi, la sua opera introduce anche un’originale interpretazione del concetto di corpo, che non è entità «scientifica» e neppure «teorica», bensì, in modo differente dall’interpretazione di Merleau-Ponty, un «corpo al lavoro», che va descritto nelle sue prassi concrete, nella fenomenologia del suo esperire, in quelle in cui davvero abita il comune e condiviso spazio del suo mondo. Secondo questa interpretazione, allora, Formaggio ci propone un corpo che lavora sul piano di un’arte che non è né frutto del genio né stilema retorico, bensì «tecnica», cioè capacità di interpretare lo spazio e di plasmare mondi possibili.
Literaturhinweise
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